Famiglie problematiche da affiancare “in gruppo”

11 nov 2013
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Famiglie vulnerabili, famiglie multiproblematiche, famiglie anormali, famiglie fragili, famiglie allo sbando. Questi sono comunemente i modi di definire le famiglie che hanno bisogno di aiuto. Bisogna, però, pensare in modo differente, bisogna cambiare il modo di lavorare con queste famiglie, per aiutarle veramente a ri-pensarsi, a ri-nascere, a creare un nuovo equilibrio che promuova e protegga i legami familiari. E il primo passo è sicuramente quello di non etichettarle in negativo, ma chiamarle in positivo, come famiglie multiprofessionali, famiglie multitasking, famiglie altalena, famiglie attaccapanni, famiglie un po’ così un po’ cosà.
E’ proprio di questo che si è parlato la scorsa settimana al seminario di studio su “Prospettive di ricerca e intervento con le famiglie vulnerabili”, organizzato dal Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare (LabRIEF, www.educazione.unipd.it/labrief) e dal Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata dell’Università di Padova, con il patrocinio del Comune di Padova.
Proprio da Padova parte il progetto P.I.P.P.I. (Programma di intervento per prevenire l’istituzionalizzazione), che fa proprio l’approccio partecipativo. Si promuove il cambiamento partendo dalle risorse dei genitori e non dalle loro difficoltà, attraverso strumenti innovativi, quali il lavoro di gruppo, il lavoro presso il domicilio della famiglia, l’utilizzo di famiglie di supporto e di una équipe multidisciplinare. In questo modo l’operatore sociale non è più l’esperto, ma il facilitatore di relazioni, la famiglia partecipa attivamente ad ogni fase e non è messa fuori dalla porta, il genitore non è il problema, ma ha dei problemi e deve essere aiutato nel riposizionarsi all’interno della relazione con i figli.
Esperienze simili ci sono in diversi paesi. In Canada, l’Initiative AIDES ha l’obiettivo di migliorare le collaborazioni tra genitori, operatori sociali e differenti professionisti coinvolti (medico, insegnante, avvocato, psicologo…), nella promozione del benessere, dello sviluppo e della sicurezza dei bambini. Altra esperienza è quella spagnola, nella quale si coinvolgono gruppi di famiglie vulnerabili, sia con momenti separati genitori e figli e sia con momenti tutti insieme. Sono gruppi di apprendimento delle competenze per promuovere lo sviluppo e la convivenza familiare mediante relazioni positive.
Queste pratiche di innovazione sociale hanno dimostrato che, a differenza dell’intervento classico di controllo, il cambiamento della famiglia avviene sui reali bisogni del bambino, c’è una maggiore percezione da parte dei genitori dell’aiuto che stanno ricevendo, e il lavoro di gruppo stimola maggiormente la singola famiglia a mostrare le proprie risorse positive.
Anche nel mondo del diritto, sulla scia delle convenzioni internazionali, non ha più senso parlare di diritti soggettivi contrapposti, ma all’interno della famiglia genitori e figli hanno un comune diritto alla relazione che deve essere tutelato.
E’ importante, dunque, non solo cambiare linguaggio e modo di lavorare, ma soprattutto diffondere una cultura sociale che faccia proprio questo approccio partecipativo e collaborativo.

avv. Sofia Tremolada e avv. Michela Tonini